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martedì, 23 giugno 2009
Le grandi esclusive di Blueblanket

Blubblanchet presenta: bignami del cinema penultimo
(prima puntata: e poi c'era la marmotta...)

 

A seguito del post celebrativo dell’inizio della collaborazione del signor* FAUSTO ENORMI con questo bloggo (ed anche alla luce del mio inveretato e prolungatissimo silenzio), mi pare utile aggiungere quello che ritengo un necessario complemento alla produzione dell’ENORMI, ovvero un piccolo sunto di quanto abbia recentemente occupato le sale cinematografiche e necessiti di essere quivi ridotto, pel vostro godimento e acché non abbiate a faticare per documentarvi e così contestualizzare i possibili riferimenti della produzione del signor ENORMI.

Si tratta di cinema penultimo, perché ignorerò pellicole anche meritevoli troppo passate nel tempo, e mi concentrerò arbitrariamente su un piccolo campione di quelle licenziate da non troppo. Non è cinema ultimo non perché detto cinema sia sempre troppo oneroso per le esigue finanze del titolare del blog (no! No, no! Ma se per caso v’avanzassero venti lire, e voleste farmene dono, beh, non ne avrei a male), ma semplicemente perché i molti impegni istituzionali impongono una certa macchinosità nella nostra frequentazione dei cinemi.

Ma veniamo direttamente al dunque, esponendovi le pellicole di cui tratteremo in questa prima puntata:

 

- Wolverine: il prequel della saga degli X-Men sostituisce la metafora anti-apartheid dei capitoli precedenti (successivi? Voglio dire, se questo è un prequel i capitoli sono successivi. Però sono usciti prima, quindi sono precedenti. Proporrei di chiamarli d’ora in poi “capitoli precessivi”) con un coraggioso messaggio contro gli OGM e le sperimentazioni sugli animali. Metà film d’azione incentrato su una saga familiare piena di lacerazioni (letteralmente), metà appassionante documentario incentrato sulla prolungata rivalità tra un ghiottone e una piccola tigre dai denti a sciabola, con sorprendenti risultati. Se avete visto Antichrist, saprete che i dialoghi in italiano sono opera dell’imperituro Paolo Crep*t (se non lo sapevate, beh, avrete comunque realizzato qualcosa di incongruo e indicibilmente sbagliato, no? Ecco, ora sapete perché.); forse questo film si sarebbe giovato di una consulenza di Piero Angela in fase di sceneggiatura.

- Angeli e demoni: ora, per parlare di questo film, che si qualifica indubbiamente come una delle perle della produzione cinematografica più recente, mi sarebbe necessario fare un enorme SPOILER. Tanto lo so che non lo andrete a vedere. Comunque, Angeli e demoni comincia con un esperimento al CERN in cui come di routine assiste un prete (un prete che però è anche un fisico, indubbio il riferimento a Zichichi ed a tutta la querelle Carl*cci-Majani). Purtroppo un terribile assassino è in agguato; tramortita della gente a caso, egli uccide il prete, ne estrae il bulbo oculare che utilizza per passare un sensore che rileva l’impronta retinica (giuro!) ed in questo modo trafuga uno dei tre contenitori cilindrici dell’appena sintetizzata antimateria (ri-giuro!). Si stacca su Tom Hanks che nuota nella piscina di Harvard, fortunatamente inquadrato molto di sghembo in modo da risparmiarci sguardi indiscreti sulle sue pudenda (mi spiace, Natalia, niente trippa per gatti stavolta). Si avvicina a lui il responsabile della sicurezza vaticana e gli mostra una foto, che a sua volta mostra una scritta marchiata nonricordopiùdove e che dice: “Illuminati”. Infatti Hanks trasale e a sua volta dice: “Illuminati!”. Allora il responsabile della sicurezza trascende (ahah, trasale, trascende, l’avete capita?), rimane un attimo basito e dice: “Illuminati?”. Hanks comincia la prima di una serie di incredibili lezioncine e gli spiega che gli Illuminati sono una setta scientista nascosta in Vaticano per potere un giorno debellare la chiesa (vado per grosse linee). Quindi gira la foto sottosopra**, la mostra di nuovo all’acuto responsabile e gli dice: “Vede? Si legge anche al contrario!”. Il responsabile atterrisce e gli spiega che gli Illuminati vogliono far saltare in aria il Vaticano utilizzando l'antimateria come propellente di una bomba.

Superati alcuni dialoghi inutili, necessari a rendere le vicende del film successive a quelle del Codice da Vinci (il libro è invece stato scritto prima, ed in questo senso questo film è un sequel ricavato da un prequel – per forza di cose, essendo stato scritto prima – e insomma di sicuro il Codice da Vinci è precessivo a questo), Hanks si trova nell’Archivio Vaticano con una scienziata del CERN che essendo italiana parla correntemente latino. Ella lo aiuta a capire cosa dica il rarissimo terzo volume del Dialogo galileiano, ufficialmente mai esistito, presente in un’unica copia occultata anonimamente lì negli Archivi, elegantemente corredata da una scritta filigranata in inglese, in Times New Roman com’era abitudine dell’epoca. Siccome non c’è tempo per copiare la scritta la scienziata non si fa specie di strappare la pagina interessata di tale volume (il cui prezzo e valore storico e scientifico è, vorrei sottolinearlo, incommensurabile), per iniziare la caccia al cardinale (ne sono stati rapiti quattro, ed ognuno viene ritrovato in una delle quattro segretissime Chiese degli Illuminati, occultate tra le chiese normali a Roma). Caccia che inizia nella Cappella Chigi, dopo una falsa partenza del Langdon, e che si svolge più o meno così: Langdon osserva statue che indicano (con le dita, con lo sguardo, con una freccia – di quelle per l’arco, eh) una direzione qualsiasi (giuro!), trasale, strabuzza gli occhi, indi blocca il primo passante che trova e gli domanda: “Che direzione è quella?” “Sud-ovest!”, replica il passante, o “Nord-est!” (ri-giuro!), avendo cura egli come tutti i romani di non uscire mai di casa senza la sua bussola. Langdon e i suoi si gettano quindi all’inseguimento dell’assassino dei cardinali morenti, quasi sempre invano.

Tralasciando decine di altre chicche analoghe, arriverei a dieci minuti dalla fine. Ewan McGregor, camerlengo vaticano, ha già precedentemente ricordato che egli è un uomo di fede (essendo stato adottato dal cardinale poi fatto Papa e poi avvelenato e morto – come è stato facile scoprire semplicemente profanandone la tomba tre giorni dopo la morte), ma anche un cittadino italiano, e in quanto tale ha svolto il suo regolare servizio militare, specificatamente nell’aeronautica. Egli dunque a dieci minuti dalla fine, nonostante sia stato ferito e marchiato da quello che pare essere il coordinatore degli Illuminati in Vaticano, recupera il cilindretto contenente l’antimateria (che, ricordiamolo, esploderà imminentemente), fa scendere degli infermieri da un elicottero della Croce Rossa posto in mezzo a piazza San Pietro, sale con l’elicottero fino a diecimila metri di altezza dove fa esplodere l’antimateria, senza nessuna conseguenza per il Vaticano che non sia un cielo nuvolosamente apocalittico. Nel contempo si butta col paracadute, sbatte contro metà delle colonne di piazza San Pietro, rovina per terra per rialzarsi come nulla fosse. La folla lo acclama pertanto come Papa, e anche noi al cinema volevamo fare altrettanto.

Il colpo di scena finale è talmente telefonato che neanche Robert Langdon riesce a trasalire in maniera convincente.

Sono andato a vedere questo film carico d’entusiasmo, dopo aver letto su Internazionale una recensione che diceva così: “[…] ci sono talmente tante falle scientifiche che saranno gli atei per primi a rabbrividire. Sembra che gli sceneggiatori del film, presi dalla pigrizia, abbiano ripreso ogni particella di dialogo e ogni dettaglio storico dal libro di Dan Brown. E Ron Howard, invece di costruire un thriller, ha preferito ingozzare il film di musica e di corse a perdifiato. […] Langdon è un grande esperto di storia della Chiesa. Drammaticamente non ometterà nessuna delle sue nozioni, dicendoci tutto quello che sa in un’infinita e stiracchiata lezione di storia medievale. […] Insieme ad una scienziata italiana, Langdon si lancia nel disperato tentativo di fermare gli Illuminati. E arriva sempre pochi minuti dopo la morte di un cardinale. Ma è perfettamente comprensibile: chi è stato a Roma sa che il traffico è infernale e che i pedoni non hanno nessun diritto [...]”. Cioè esattamente quello che mi aspettavo dal Codice di Vinci dopo averne letto la trama qui, e che Howard ha rovinato tentando di ricavarne un film con un minimo di dignità. Questo, invece, è un cult istantaneo.

- Vincere: Vincere è un film bellissimo, e lo capirebbe chiunque. Ma mi dicono che per essere veramente hip si debba andare a vederlo controvoglia per poi allontanarsi a venti minuti dalla fine, limitandosi successivamente ad apprezzare il sedere di Filippo Timi. Provateci anche voi.

- Colpa di Giuda: musical cristologico ambientato in un carcere (giuro!), con protagonista Kasia Smutniak (ri-giuro!) e un lungo cammeo di Cristiano Godano (no, davvero.) ritenuto “autoironico” dai più. L’interpretazione delle nuvole è molto più espressiva di quella di Godano. Ad ogni modo il film è molto bello.

- Antichrist: Antichrist è l’Arte del sogno applicata alla Danimarca. La Gainsbourg pare farsi un vezzo oramai dell’interpretare film visivamente ineccepibili e simbolicamente pregni di tutta la poetica dei loro autori (qui Von Trier ed il suo documentato simbolismo, sempre – volutamente – forzato fino a risultare – volutamente – intollerabile, lì Gondry ed il suo infantilismo incantato) ma a corollario di una trama risibile e dei peggiori dialoghi degli ultimi anni di cinema. Vi risolverò un dubbio: Antichrist E’ arte, e precisamente quella di Piero Manzoni: una confezione piena di simboli e significati che però come contenuto ha solo della merda. Nonostante mi avessero avvisato della volpe che annuncia che “il caos regna”, nessuno mi aveva detto che la scena (qui, al minuto 1:28, un'idea dell'inquadratura) era visivamente identica a questa:


- Generazione mille euro: io Generazione mille euro, la commedia brillante ma impegnata sull’attuale infornata di precari sottopagati, non l’ho visto. Ma mi piace immaginarlo così:

 

PRIMA SCENA

 

Lo sfondo è interamente coperto da un panno scuro. Nella penombra si fanno avanti gli attori, uno dopo l’altro. La loro interpretazione, fortemente straniata, risente evidentemente dei dettami del teatro epico:

 

Francesco: Salve, sono Francesco Mandelli, ora interpreterò un giovane precario. Un uomo sconfitto dalla vita come da sé stesso, schiavo del potere tanto quanto delle sue abitudini. Un inetto e una vittima, un proletario che si crede borghese e si rende incapace di ribellarsi al suo giogo.

Alessandro: Salve, sono Alessandro Tiberi, la scelta di qualità laddove per vendere si sceglie Vaporidis: io Brecht l’ho letto, lui sa pronunciarne il nome. Interpreterò un giovane precario brillante e di buone prospettive che vedrà crollare la propria vita davanti ai suoi occhi. La mia interpretazione sarà brillante ma misurata, la vicenda un po’ caricaturale ma condivisibile.

Carolina: Salve, sono Carolina Crescentini. Interpreterò un qualsiasi ruolo che tenti di farvi obliare che sono Corinna di Boris. Invano.

Le tette di Francesca: Salve, siamo le tette di Francesca Inaudi. Interpreteremo Francesca Inaudi, una delle migliori attrici della sua generazione, condannata ad un’attenzione sempre equanimametne spartita tra la sua interpretazione e noi.

 

 

ULTIMA SCENA

 

Sullo stesso sfondo, tutti. Sono immobili e con lo sguardo fisso, gli occhi vitrei, il parlato una nenia cantilenante.

 

Tutti: Piove, governo ladro. Piove, governo ladro. Piove, governo ladro. Piove, governo ladro.

 

(Tableau)

 

 

 

* Dubito abbia mai potuto acquisire un titolo di studio – non sono abbastanza ferrato sulla biografia, ma me lo immagino modesto impiegato atto a scartabellare anonime tabelle giorno dopo giorno nel corso della sua patetica vita di esponente ideale delle genti meccaniche e di picciol affare. Per inciso, gradirei sottolineare che NO, io non sono il signor ENORMI, che simili espedienti non mi si attagliano, e che egli è veramente ed indubitatamente un riconosciuto esperto del settore.

** Provateci anche voi! Vi basta possedere delle forbici dalla punta arrotondata, cliccare sulla parola "scritta" in alto nel post, indi ritagliare la scritta in questione dal vostro monitor e ruotarla di 180°.

[Rimuginato da:punch-drunk] • 19:45 • plink • commenti (5)
opinioni, too much leisure time, bignami, polemica, le grandi esclusive di blueblank

venerdì, 12 giugno 2009
OCCHIO

Cari amici,
interrompiamo momentaneamente il regolare flusso della mia burbera coscienza per inaugurare una piccola rubrica che, ne sono certo, vi delizierà e interesserà in egual misura. Orbene.

Premesso che:
1) il trailer di Baarìa di Giuseppe Tornatore è stato l'argomento che ho scelto per inaugurare la mia collaborazione con questo blog, e questo basta di per sé a rendere il suddetto film degno di nota.
2) il film Baarìa di Giuseppe Tornatore già si preannuncia come un colossale albatro morto al collo del cinema italiano e di tutto quanto gli ruota attorno, il gigantesco fratello leso da vestire a festa e portare controvoglia alle cene di famiglia tra i sorrisi imbarazzati e compassionevoli di tutti, insomma una merda e un ventilatore grossi come la provincia di Enna, pronti per entrare in funzione.
3) il film Baarìa di Giuseppe Tornatore offre tanti di quegli spunti che non si può non gridare DRAIIIINAGE!

tanto sopra premesso, si conviene quanto segue:

che il qui presente FAUSTO ENORMI ha deciso di inaugurare una rubrica a cadenza irregolare che terrà aggiornati i lettori su tutte le novità, curiosità e amenità legate al film, insomma su tutto quanto fa Baarìa oggi in Italia.

Signori, benvenuti in:



Nella prima puntata di Baawàtch: aggiornamenti sul CAST.
Come si può facilmente apprezzare grazie a IMDB, il cast di Baarìa equivale, grossomodo, alla platea di una notte dei Telegatti particolarmente riuscita. Ficarra! Picone! Frassica! Aldo! Salemme! Fiorello! Faletti! Gullotta!
Chissà come gli rode a Bertolino e ai Pali e Dispari che non è un kolossal ambientato a Lodi. E invece no: macchiette terrone galore, o imitatori di macchiette terrone galore, tutti a sgomitare in ruoli e ruoletti di contorno -ce li vedo- per conquistarsi una dignità attoriale a colpi di comicità una tacca più sottotono del solito. Conquistarsi una dignità attoriale grazie a un film di Tornatore! Non vi fa ridere? A me fa ridere.
Poi c'è la topa, ché altrimenti non sembra abbastanza Zelig: Bellucci e Chiatti, la bionda e la mora, chi preferite? Via al televoto.
Poi ci sono gli attori seri: Bova!
Ah ah.
OK, dai, niente scherzi.
Poi ci sono gli attori seri: Lo Verso! Lavia! Angela Molina! Lo Cascio!
Ecco, appunto, Lo Cascio.
Nel caso in cui non abbiate già cliccato sul link di IMDB, bè, fatelo adesso.
Fatto?
Bene. Ora cercate il nome di Lo Cascio nella lista del cast.
Fatto?
Bene. Ora guardate qual è il suo ruolo.
Reagite a piacere.
Io non so davvero cosa commentare, a questo punto.
So solo che d'ora in poi io m'impegno a non pronunciare mai più, in vita mia, le parole "Luigi Lo Cascio". D'ora in poi quell'attore, qualunque sia il ruolo che interpreti, qualunque sia la sua età, per me sarà per sempre il GIOVANE MONGOLOIDE. "E la Coppa Volpi va a... IL GIOVANE MONGOLOIDE!".

Tirando le somme di Baarìa per questa prima puntata:
comici televisivi come se piovessero comici televisivi
+
carrettate di arance
+
Lo Cascio che tenta la carta Daniel Day Lewis senza che nemmeno IMDB lo prenda sul serio
+
IL GIOVANE MONGOLOIDE
=
Baarìa.

Buon Festival di Venezia 2009 a tutti, e arrivederci alla prossima puntata di Baawàtch, dedicata a: il budget di Baarìa.

[Rimuginato da:FAUSTOENORMI] • 19:00 • plink • commenti (4)
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mercoledì, 03 giugno 2009
BUCIO

Voglia Di Cosce E Di Sigarette stasera è inquieto. Frulla le sue grandi ali, strepita, batte la testa nel vetro. Forse dovrei aprirgli la finestra. Voglia Di Cosce E Di Sigarette è il mio barbagianni, vive qui su un trespolo, è l'unico animale non impagliato che adorni il mio appartamentino. Vivo in questo buchetto al settimo piano, foderato di carta da parati a fiori ormai secchi, nell'aria un odore che è una parte di gin e due di naftalina, una spruzzata di muffa q.b., poca luce, tanta selvaggina imbalsamata sui mobili. Le puttane vecchie all'inizio erano un po' spaventate -tutti quegli occhietti gialli che le guardavano limonare- ma ben presto ci hanno fatto l'abitudine. Non avete idea delle cose a cui fanno il callo le puttane, specie quelle vecchie. O forse ne avete idea. Ma tant'è. Per rallegrare un po' l'ambiente, anni fa mi comprai questo barbagianni, e una delle puttane mi consigliò di dargli un nome allegro, musicale. "Il nome della tua canzone preferita", mi suggerì. Io però non ascolto tanta musica, sono fermo ai tempi di "Ciao Mama" del Quartetto Cetra. La puttana -Gretella, si chiamava; poverina, è morta- storse il naso, disse che un barbagianni di nome Ciao Mama non era chic. "Allora", le dissi io, "chiamalo tu col nome della tua canzone preferita, scegli tu il nome". Lei scelse Voglia Di Cosce E Di Sigarette, un grande classico di Mauro Repetto (Gretella era sempre stata convinta che la mente degli 883 fosse Repetto; la storia le ha dato ragione). Da quel giorno, ogni volta che Voglia Di Cosce E Di Sigarette emette i suoi lancinanti versi di dolore, o rientra ad ali spiegate dalla finestra con una faina morta nel becco, a me torna in mente Gretella, e la sua lingua che sapeva di sigaro fradicio. È morta assiderata, Gretella, in un mattatoio di cavalli. Non si è mai capito perché. Sono solo un vecchio nostalgico.
"Quanto vecchio?", mi grida uno dal pubblico.
Talmente vecchio che sbaglio la mia stessa età. Mi hanno fatto notare che nel mio post precedente ho scritto che ho sessantacinque anni, mese più, mese meno. Bè, col cazzo. Sia che abbia sbagliato io, sia che abbiate capito male voi, col cazzo: io di anni ne ho SETTANTAcinque, e rotti. Stupiti, sì? Lo so.
Molti si chiederanno come mai, nonostante il mio indubbio talento, io abbia iniziato solo adesso a scrivere di cinema. Tanto vale che ve lo spieghi. Ma non adesso, ché ho già divagato abbastanza.


Parliamo di un film. Parliamo di QUESTA NOTTE È ANCORA NOSTRA, con Vaporidis. Ne ho appena visti quaranta minuti buoni poco fa su Sky. Era già iniziato, ma da quello che ho capito succede questo: Vaporidis fa l'impiegato delle pompe funebri, Martellone di Boris fa la spalla comica. Probabilmente a inizio film faceva pure una battuta a doppio senso su "pompe funebri", ma me la sono persa. Il padre di Vaporidis lo fa quello romanaccio del Bagaglino, com'è che si chiama, Mattioli? Quello che dice aò. Insomma Vaporidis e Martellone hanno un gruppo rock e vogliono assoldare come cantante una CINESE di nome JING che canta bene, ma quella non vuole cantare, si vergogna, ma il discografico di Vaporidis (uno talmente burino che Mattioli in confronto è P.G. Wodehouse) vuole a tutti i costi una CINESE BONA come cantante, e siccome JING è l'unica cinese di Roma intonata, Martellone costringe Vaporidis a far innamorare di sé JING per costringerla a cantare. Nel frattempo: a lei hanno combinato il matrimonio con un cinese ricchissimo ma cretino, perché i genitori di lei sono cinesi buoni ma tradizionalisti, e succedono un sacco di equivoci interculturali a sfondo amoroso, tutti mirati a far intuire che Vaporidis (nella finzione come nella realtà) ha un mànfano spropositato. Inoltre: il nonno di lei è il solito nonno buonissimo, perfetto, cinese quanto basta per essere saggio, occidentale quanto basta per essere moderno, il nonno che ha sempre un consiglio adatto e dice le parolacce in italiano, ed è simpatico, e pure Vaporidis dice "cioè forte però tuo nonno". Che io dico: ma sono TUTTI così i nonni all'estero? Possibile che in tutti 'sti paesi dove fino a dieci anni fa stavano col fango ai ginocchi e i carri coi bovi, TUTTI i nonni sono moderni e disincantati e con un rapporto speciale col nipote? Ma solo in Italia c'abbiamo i nonni stronzi che non gli puoi dire che hai scelto di non seguire religione al liceo sennò s'incazzano? A mia cugina i suoi nonni tra un po' non le parlano più perché lei era andata in vacanza da sola col ragazzo! È uno stronzo, il nonno di mia cugina! Comunque: succedono un sacco di cose e Vaporidis s'incula la cinese sulla spiaggia e quelli che erano razzisti si ravvedono e imparano a conoscere il diverso, e quelli che invece restano stronzi Vaporidis li picchia. Comunque la tipa che fa Jing è cinese quanto me, ha gli occhi VAGAMENTE a mandorla, è alta, non è gialla, non rotea i piatti su sottili bastoncini di bambù, parla romanesco, non va in bicicletta, non produce oggettistica di scarsa qualità a prezzi uccidi-concorrenza, non mette a tacere i blogger scomodi, insomma è un misero surrogato delle cinesi ad uso e consumo del pubblico italiano che altrimenti non la riconoscerebbe e si lamenterebbe dicendo che è uguale a tutte le altre cinesi. Vaporidis ormai parla che si capisce una parola su sette, e generalmente quella parola è "cioè". Se non altro non sta sempre nudo come in Notte prima degli esami oggi (remake aggiornato del poema virgiliano "Notte prima degli esametri") (scusate) ma viene comunque voglia di fargli fare la fine della tipa di Martyrs.

Tsk; così tante cose da dire, così poco tempo. Il commissario tecnico mi chiama: ciao, ciao.

[Rimuginato da:FAUSTOENORMI] • 19:26 • plink • commenti (4)
giuste cause, post enormi

venerdì, 29 maggio 2009
I tremendi canti

Innanzitutto permettetemi di presentarmi. Io non mi chiamo Fausto Enormi, come erroneamente scritto dal comunque interessantissimo Blueblanket, che ringrazio. Io mi chiamo FAUSTO ENORMI, perché l'impiegato dell'anagrafe quel giorno aveva il caps inserito per sbaglio, e da allora tutti urlano il mio nome.
A me piace il cinema e ogni tanto, acciacchi permettendo, ne scriverò qui. Devo infatti premettere che, nonostante io sia stato appena definito dal già menzionato Blueblanket un "galoppino" e una "voce nuova", io vado in realtà per i sessantacinque anni suonati, e l'unico svago che mi rimane, oltre allo scrivere di cinema, è limonare con delle puttane vecchie. Il massimo poi è quando posso limonare con delle puttane vecchie MENTRE scrivo di cinema. Probabilmente non dovrei venirvi a raccontare queste cose private, ma è per giustificarmi di eventuali errori di battitura.
Ma veniamo a noi, e al film di oggi.


Il film di oggi è stato preceduto dal trailer del nuovo capolavoro di Tornatore, che il simpatico regista siciliano ha deciso di intitolare Baària, o qualcosa del genere, probabilmente per avere qualcosa di cui parlare nelle interviste. Tale trailer del film di Tornatore è INCREDIBILE.
Avete presente quelle pubblicità della Sicilia che si vedono sulle fiancate di certi treni regionali? Due arance giganti che incombono su una chiesa barocca? Forse con un tempio greco in lontananza? Ecco, il trailer del film di Tornatore è così, più un MILIARDO di siciliani con la coppola che ridono e cantano e pescano e si fanno il segno della croce. Scene di massa incontrollate, ché basta sguinzagliare un battaglione di soldati in una piazzetta di ciottoli riarsi dal sole per fare il Gattopardo, no?, e ci mettiamo sopra un MEGATON di superscarti di Morricone che non li vorrebbero nemmeno come filodiffusione sulla Costa Romantica. E ci sono tutti gli attori siciliani del MONDO, manca solo la cassata, c'è persino FICARRA, e c'è il fratello di Fiorello, e Gullotta, e altri siciliani, e altri che sanno fare i siciliani tipo Placido. Per fare questo trailer hanno assoldato talmente tanti siciliani che i negozianti hanno dovuto chiedersi il pizzo da soli per due settimane. Baària.

Poi è iniziato Von Trier, con un cazzo in una fica fotografati benissimo. Che poi basta leggere i titoli di coda per scoprire che quelle sono -ovviamente- controfigure; è un film tutto fotografato benissimo, e non a caso il direttore della fotografia è Anthony "Best. Middle name. Ever." Dod Mantle, che io amo chiamare Dod, e che ho persino perdonato per aver fotografato Slumdog Millionaire tutto di sbieco e aver contribuito a fare un film che era brutto facendo credere a tutti che fosse bello e coronando il tutto con i miliardi fatti a spese dei bambini delle bidonville, ai quali hanno sparato in fronte dopo l'ultimo ciak, è risaputo. Ma dicevamo di Lars. A un certo punto nel film c'è Dafoe che vede una volpe morta con le budella di fuori che gli dice: "il caos regna", e lui lo interpreta come un presagio funesto. Tant'è vero che dopo (SPOILER) la Gainsbourg gli dà una gran botta nei coglioni con un ceppo di legno, poi gli fa una sega e lui sborra sangue. Scusate, non c'è un modo politically correct di dirlo. Gli esce il sangue dall'uccello e macchia la camicetta della Gainsbourg, che gira per i boschi col pelo di fuori. Il caos fregna. Non era descritto così l'amore ne L'arte del sogno, vero, Gainsbourg?
Comunque il film non è male. Parte molto bene, e poi è una lenta discesa inesorabile nel WTF, ma di quel WTF costruttivo che fa ululare di sdegno la critica più superficiale e meno avvezza alle sforbiciate dei clitoni. Poi alla fine, nel corso di quella pubblicità dell'amaro Montenegro che è l'epilogo, c'è una evidentissima citazione del Ritorno dello Jedi, palese, con i fantasmi della volpe, del cerbiatto e del corvo che appaiono al protagonista sopravvissuto come Anakin, Yoda e Obi Wan a Luke. Ma senza Ewoks, il che è già un guadagno. Il summenzionato corvo tra l'altro è protagonista di una delle scenette più divertenti del film, non so se la sapete, ve la racconto, allora praticamente, no?, c'è Dafoe dentro una buca che trova questo corvo mezzo morto e quello gracchia e lui gli dà un sacco di botte in testa per farlo stare zitto ma quello non muore mai e continua a gracchiare. Gracchia la belva umana. È una scena che ricorda molto Duck Soup quando c'è Harpo che tenta di mettere a tacere la radio che suona a tutto volume, distruggendola. Tra l'altro non c'entra niente ma Ong Bak 2 è brutto forte.

Andate a vedere Antichrist di Lars Von Trier, non vi piacerà ma almeno avrete (a) qualcosa di cui parlare, e (b) la sensazione che sotto sotto siete voi che non lo capite. Il tipo in fila davanti a me al cinema, notando che c'era tanta gente in sala, ha detto "eh ma l'esoterico tira a bestia di questi tempi".

FAUSTO ENORMI

[Rimuginato da:FAUSTOENORMI] • 00:28 • plink • commenti (8)
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giovedì, 28 maggio 2009
Dagli atti del XXVI convegno "Blog: citizen journalism, aporìe o semplici perdite di tempo?"

Ogni blog che si rispetti ha i suoi esperti.

Io avevo provato in tempi non sospetti a dimostrarlo assoldando con abile gesto Valido (“il Tommaso Labranca dell’indie”, nell’indimenticata definizione che ne fece Vittorio Sgarbi durante un concerto dei Motorhead) per pontificare sulla cultura pop. Valido però si è limitato a prendermi per il culo per un post ed a sproloquiare rapidamente, alla sua maniera*, su Ironman per poi sparire nel nulla. A tale proposito, Va’, il tuo account è sempre valido (ihihih dio che sagoma che sono), torna a fare cinquanta accessi invece che cinquemila, è più indie, e se passi di qua riportami i boxer con le balenottere che avevi preso in prestito.

Ad ogni modo, questo breve post serve a dire che a breve questo blog verrà ristrutturato, onde entrare finalmente nel mondo del 2.0 alla maniera del web (bella roba, il vostro duepuntozero. Tra quelli, quello e quell’altra - e badate che ne cito tre a caso - state messi una meraviglia.), ma soprattutto che il sapiente tenutario del blog, cioè IO, ha ingaggiato una voce nuova, un galoppino rapidamente asceso al rango di astro, un talento della penna (che usa per scrivere al computer picchiando sui tasti pazientemente, uno dopo l’altro), per parlare di cinema. Finalmente anche Blueblanket ha la sua Aspesi, la sua Tornabuoni. Auspicando che non voglia egli limitarsi al cinema, ma che abbracci i campi del sapere tutto, signori, vi prego di accogliere calorosamente il nostro esperto cinefilo sig. Fausto Enormi, a cui cedo la parola non appena vorrà scrivere.

Con questo mi congedo e vado a strafogarmi di tramezzini e spritz approntati dai ragazzi del catering. Statemi bene, eh.

 

 

* Valido scrive come Dan Brown, con frasi brevi ed efficaci che gli evitino di perdere l'attenzione prima di dover mettere il punto.**

** Valido,  se stai leggendo qua, è solo un modo per dirti che ti amo - lo sai, sì?

 

[Rimuginato da:punch-drunk] • 23:04 • plink • commenti (3)
egotismi, guest star, giuste cause

domenica, 17 maggio 2009
Metasegnalazioni

Solo per dire che ho scritto un post su inkiostro, in cui parlo dei days di vitaminic. Ora per coerenza dovreste non andarci, ma mandare uno per conto vostro che vi racconti i concerti. Nel caso fate sapere, eh.


[Rimuginato da:punch-drunk] • 14:01 • plink • commenti
egotismi, indi e vidui, giuste cause

lunedì, 09 marzo 2009
Del perché Watchmen è un film totalmente fallimentare - malgré Moore

DISCLAIMER: questo post è pieno di spoiler, in pratica è un unico, infinito, lunghissimo SPOILER. Che per chi capitasse qui per caso e non lo sapesse, significa che anticipa in parte o tutta (tutta, in questo caso) la trama del film in questione. Normalmente uno non vuole sapere prima come va a finire il film che potrebbe andare a vedere; qui l’eccezione potrebbe essere che conosciate già la graphic novel e vogliate, senza spendere cinque sacchi minimo, la prova che il film non è all’altezza. Bene, eccola. [inoltre, questo post è la solita tovaglia che presuppone abbiate almeno venti minuti per leggerlo – e di nuovo saluto il mio fan più affezionato, lì a Londra] [mi aspetto un convinto “primo!”, mi raccomando.]

 

 

[*]

Partiamo dalle cose buone. Uno si aspetta da Zack Snyder come minimo che trasformi una storia in cui, cito Les Inrockuptibles, i supereroi (in pensione, vecchi, inutili, pieni di fissazioni) diventano adulti, postmoderni, in un 1985 distopico sull’orlo di una guerra mondiale, in un fumettone (per davvero) con della gente cazzutissima e parafascista che picchia altra gente a caso in nome del trionfo dell’ideale del good guy americano, un film d’azione senza un minimo di spessore pieno solo di scene del cazzo in cui la gente si pesta al ralenti continuamente.
Snyder, lo dico da ora, questo non lo fa. Non completamente.
Ma avevo detto di partire dalle cose buone: per questo vi invito prima di tutto a leggere il post di Kekkoz, u
no talmente buono che è riuscito a farsi piacere anche Superbad - perché su, il basso corporeo, lo slapstick, Animal House, e alla fine deve avere un neurone immerso nella Nutella vanigliata. A me invece la Nutella quando mi guarda dice "che stronzo!", quindi posso cominciare.
I titoli di testa sono spettacolari: condensano in cinque minuti (sulle note integrali di The Times They Are A-Changing, la trovata più brillante del film) l’ascesa e il declino dei supereroi così come Moore nel fumetto la racconta con continui rimandi ed aggiunte e richiami nel corso di tutte le quattrocento bellissime pagine della storia. Ma di più: i titoli intersecano la parabola dei sorveglianti con la storia americana degli ultimi cinquant’anni, non solo seguendo le linee del fumetto, ma esplicitandole brillantemente, mostrando ad esempio apertamente il Comico subito dopo aver sparato a Kennedy (e mi pare che Moore lo suggerisse soltanto), o uccidere i responsabili del Watergate. Insomma, il film comincia e ci si esalta.
L’altra trovata brillante coinvolge il dr. Manhattan: che non sa del futuro di tutti (come nel fumetto, che dà per scontato che uno sia appassionato di paradossi temporali per capire che nonostante l’omino blu sappia non può agire per cambiare il corso degli eventi), ma solo del suo. E che è protagonista di una sostanziale modifica del finale del film, sostanziale ma estremamente sensata: Ozymandias non crea un gigantesco alieno telepate che teletrasporta a New York per unire l’umanità contro una minaccia aliena, sovrumana, incredibilmente potente, in assenza del dr. Manhattan che è andato su Marte perché disinteressato, stizzito, schifato dagli esseri umani. Più semplicemente, Ozymandias scatena un attacco nucleare in poche città del mondo con una tecnologia creata dal dr. Manhattan, dando l’impressione che il nemico dell’umanità sia quell’onnipotente esserone blu. Logico, ragionevole (anche se a qualcuno non è piaciuto): si tratta dell’unico personaggio in tutta la storia che possiede in un certo senso dei superpoteri, ed è lampante già nel fumetto come lui per primo venga percepito come “diverso” (e quindi ostile, inspiegabile, minaccioso, etc.).

Passiamo quindi alle cose accettabili: quasi tutte le recensioni concordano nel ritenere questo film “il più vicino possibile al fumetto”, e vorrei chiarire cosa si intenda con “il più vicino possibile” (dando per scontato che sappiate già – mi ero ampiamente dilungato altrove anche su questo – che la sceneggiatura originale a cui il buon Hayter ha dedicato i suoi anni migliori, quella sì, a detta anche dello stesso Moore, “as close as possibile”, era stata presa come base e modificata, riassunta, semplificata dal visionario regista Snyder e dal suo brillante cosceneggiatore Alex Tse - addirittura con una ripulita non ufficiale della premiata ditta Orci & Kurtzman - roba che poi uno capisce perché Fringe perde diecimila spettatori ogni due dialoghi). Per la maggior parte del film, Snyder non aggiunge né toglie niente: condensando la storia per adeguarla alle due ore e quaranta finali ripropone il più possibile il fumetto integralmente: stesse inquadrature (aveva più volte detto di aver usato le tavole come storyboard e Gibbons come consulente, e la fedeltà è evidente), stessi dialoghi (sempre nei limiti del possibile), attori incredibilmente adatti al ruolo che interpretano, certe volte uguali fino al perturbante. Tanto che appena uscirà l’edizione integrale in dvd, che pare la maniera più sensata per valutare davvero il lavoro di traduzione fumetto/cinema, io me lo procurerò e divorerò (**). E la colonna sonora prosegue la strategia dell’ironia citazionista iniziata con Bob Dylan cedendo molto raramente alla musica trionfante che ci si aspetterebbe da un imbonitore fascista come Snyder.

Però qui finiscono i lati positivi. Finiscono definitivamente nella sequenza in cui Nite Owl e Silk Spectre copulano sulla navetta del primo, quando come colonna sonora fino all’orgasmo parte “Hallelujah” di Cohen. Che potrà avere una voce calda e una sequenza di accordi accattivantemente blues ma, cazzo, è un gospel, un inno sacro, una preghiera sentita e NON PUO’ essere usata seriamente da NESSUNO per sottolineare il raggiunto orgasmo di uno che qualche scena prima ha fatto cilecca. È un’ironia fuori luogo, pesantissima, inadatta, che fa il paio con Silk Spectre che preme il pulsante del lanciafiamme della suddetta roba volante, una simbologia triste che starebbe meglio dove è sempre stata (cioè in Una pallottola spuntata – dove però era volutamente citazionista - e in milioni di sconfortanti epigoni) (***). Finiscono in ognuno dei momenti in cui Snyder si allontana di tanto così dal testo originale, e si vedono tutti. Perché sapevamo dai trailer che i colori ultra-pop del fumetto erano stati sostituiti da un’atmosfera dark che la mente ingenuamente manichea degli americani riesce ad immaginare come solo correlativo del nichilismo della storia (mancando di una concezione accettabile di ironia tragica), sapevamo dei ralenti continui e dei costumi di latex che fanno tanto uomo forte, donna sexy (cioè un archetipo rassicurante e vendibile), ma non potevamo sapere che ogni tot dialoghi originali un paio di personaggi avrebbero fatto lo spieghino, sempre di più man mano che il film va avanti, fino ad una conclusione in cui ognuno ripete le cose almeno due-tre volte (“ma allora il comico è mio padre!” “ma allora il comico è tuo padre!” “so che il comico è mio padre, mamma!” “oh, il comico è tuo padre, lo sai…”) per essere sicuro che arrivi al pubblico di SUBNORMALI che vogliono i supereroi che si danno le botte e che probabilmente sono la destinazione ideale di questo film, perché rispetto alle persone dotate di un cervello a cui è piaciuto il fumetto compreranno i pupazzetti, le magliette, e tutto il baraccone di pessimo merchandising per il quale spero che Alan Moore abbia chiesto ad Odino di punire la Warner Bros. Finiscono i lati positivi in Nixon che viene ripreso dal basso col grandangolo (!), mentre nella stanza dei bottoni Kissinger parla in tedesco (citazione per nulla presuntuosa, eh). E qui ne approfitto per dire una cosa scontata sul doppiaggio: che la famigerata ottima scuola di doppiatori italiani fosse alla frutta è cosa evidente, ma passi tradurre i nomi di ognuno dei Watchmen, passi il solito tono da melò lialesco per cui quando le uniche due pessime attrici del film (Silk Spectre e sua madre – Carla Gugino, come sei caduta in basso) parlano tra di loro sembra Boris, però cazzo, Kissinger che parla con accento russo (immagino che l’originale tedesco sia stato male interpretato) e la navetta di Nite Owl che si chiama “Archi” (come “Archimede, il gufo della spada nella roccia” -  che però in italiano si chiama ANACLETO. E non è un dettaglio, perché tutto quello che è richiesto oggi ai traduttori è non dico leggere la traduzione del fumetto - brr, pesante! - ma GOOGLARE i riferimenti che sono già attestati con una traduzione differente in italiano) sono la definitiva bandiera bianca della stima nei confronti del pubblico.
Ma torniamo a Snyder: alla fine della prima metà, una fase di costruzione dei personaggi sorprendentemente paziente e quasi completamente espunta dal fumetto, io ero esaltato. In fondo è il regista il cui penultimo film è il ridicolo 300. Se continua così, ho detto, il prossimo può essere Guerra e pace: basta che va avanti a riassumere e riportare il testo originale senza cambiarlo di una virgola a parte quegli inserti per gli ipodotati e ce la può fare.
Il problema è che il secondo tempo apre completamente il fianco non solo agli spieghini ininterrotti, ma anche a gente che salta, fa mosse ninja, pare invulnerabile – cioè l’esatto contrario dei quarantenni in costume di cui Watchmen è popolato. Chiaro che a quel punto non ci si sorprende più che il delicatissimo lavoro di sfasamento dei piani temporali del fumetto, che accompagna una riflessione sul senso del tempo (e sui suoi presunti nessi di casualità, insomma su Dio, sul destino, sul libero arbitrio) fatta da Jon, venga completamente ignorato in favore di un vago confusionismo liofilizzante per cui chi non conosceva già la storia non solo non la seguirà, ma nemmeno si dovrà fare un’idea troppo chiara di come sia strutturata.
Ma parliamo un secondo di Ozymandias – l’uomo più intelligente del mondo, o, a giudicare dal film, l’uomo con il peggior parrucchiere del mondo. Nel libro è un quarantenne fisicamente in forma strepitosa (ed in questo marca la differenze con gli altri ex-supereroi), simile (in meglio) all’Alessandro Magno (eh) interpretato da Colin Farrell, fermamente sicuro di sé e della sua preclara intelligenza. Nel film sembra Steve Buscemi da giovane, è presuntuoso e mellifluo e neanche troppo furbo. Senza contare che una delle sequenze meno riuscite del fumetto, quella della scoperta del piano diabolico (****), viene incredibilmente peggiorata nel film: Nite Owl deduce la password da uno dei libri che Ozymandias tiene sulla sua scrivania. L’uomo più intelligente del mondo infatti sulla sua scrivania ha TRE libri, di cui uno (a) contiene la password per accedere ai file segretissimi che parlano del suo piano segretissimo che cambierà il destino del mondo, password e libro che (b) parlano di un personaggio che LUI ha scelto come suo alter ego, ma di cui evidentemente non ha imparato abbastanza da poter evitare di tenere un bignami sul suo tavolo per ogni evenienza.

Ma il travisamento principale di Snyder è nell’aver totalmente ignorato tutta la carica anarchica e sinceramente punk di cui la storia originale è foriera, annacquate nel nulla rassicurante in cui i supereroi sono fulcro della trama e non strumento per minare la fede americana nell’ordine e nella disciplina, nel divenire storico e nella natura dell’uomo, nella politica e nel progresso.
Dieci anni fa moriva Stanley Kubrick. Ecco, se Kubrick, o Gilliam, avessero diretto questo film, probabilmente non sarebbero stati ugualmente “fedeli”. Non avrebbero riportato con la stessa tecnica a carta carbone intere scene (e dialoghi) dell’originale. Ma forse non avrebbero espunto scene come l’omicidio, casuale ed insensato, di Hollis Mason per mano dei “nodi”: perché è da scene come quelle che si capisce la filosofia sottesa alla storia, non dal modo in cui vola la navetta di Nite Owl (*****).
Quando Kubrick ha preso in mano Arancia Meccanica ha espunto intere parti del libro e ha creato ad arte riferimenti che nel libro erano totalmente assenti. Perché quello che più gli interessava era rimanere fedele agli scopi ed all’atmosfera del libro, a discapito di un’inutile fedeltà ai dettagli del libro. Snyder evita quello che tutti temevamo – cioè trasformare un’opera che ha mille livelli di lettura in un film d’azione – ma compie esattamente il percorso opposto rispetto a Kubrick: riuscire a svuotare il più possibile di significato un’opera pur mantenendone intatte per larghissima parte non solo le ambientazioni ed i personaggi, ma anche la maggior parte di dialoghi e trama. La sua traduzione è pertanto indiscutibilmente poco riuscita, il film è, in conclusione (sì, finalmente concludo) BRUTTO.
Snyder è il liceale che copia il tema da una vita: prima non aveva idea di cosa stesse scrivendo (300) e si limitava a mettere di seguito le parole; ora sa pure cosa significano e qual è il senso complessivo, ma gli sfuggono i passaggi più difficili, o decide di evitarli perché non gli pare il caso.
Moore fa bene ad essere insoddisfatto, i fan depressi, la congiuntura storica (reale, intendo) è orribile e in tutto questo non ci si può fare a meno di chiedere: chi ha corrotto David Mills?
Che tempi di merda.

 

 

* La premessa è che il fumetto di Moore sia praticamente perfetto. Ne parlavo qua, quindi non ripeterò tutto il discorso. Aggiungerò solo alcune cose sparse che potrei non aver detto (non lo rileggerò ora, però, ho un limite anch'io): Watchmen non è una storia di supereroi solo perché è una storia con i supereroi. Ed è una distopia, un'epopea sofferente profondamente postmoderna, non una storia di fantascienza, nonostante gli elementi fantascientifici, perché a quegli elementi non si interessa affatto. Li considera invece strettamente funzionali per costruire un sistema olistico, pieno di rimandi interni, un meccanismo perfetto che riflette sulla natura dell'essere umano, sul senso del tempo e dell'esistenza, sulla bontà della politica, sul ruolo delle leggi e della giustizia, sul ruolo dell'informazione, un meccanismo che nonostante il suo incastro ineffabile non è decrittabile da un essere umano: perché come il caos ha precisi rapporti di causa-effetto, ma questi rapporti trascendono la logica. Bene, la premessa era che il fumetto fosse praticamente perfetto. Ci siete? Ok.
** Anche perché è veramente triste, ma era prevedibile, che vengano tagliate sequenze potenzialmente incredibili come la lunga esplorazione che Jon fa fare a Silk Spectre su Marte (per tacere di come vengono condensate le sue densissime riflessioni), che un po’ come la parte di Barbalbero che parla e Tom Bombadil che canta cazzate nel Signore degli anelli era una delle cose che più aspettavo – e che bramo di vedere nella versione integrale.
*** Una scena che, mi fanno notare famosi ex-blogger (mentre blogger altrettanto autorevoli affermano di aver gradito la scelta della canzone - sono quindi io?), è già nel fumetto, ma in un contesto differente: simboleggia un amplesso che non viene mostrato, lo evoca e lo commenta silenziosamente, col tratto pulito di Gibbons. Mostrare e contemporaneamente alludere è ridondante (forse la chiave di lettura del film da parte di Snyder) e nel caso finisce per cadere decisamente a sproposito.
**** Nite Owl e Rorschach sono nell’ufficio di Ozymandias, cercano collegamenti con la Pyramid temendo che Ozymandias possa essere al centro di un’articolata cospirazione quando casualmente scoprono sul suo computer che dietro la Pyramid c’è lui – provando a caso due password. La seconda è “Ramsete” – “il nome egiziano di Ozymandias” – cui il computer risponde: “password incompleta”, suggerendo insomma di aggiungere un “II” dopo il nome.
***** Peraltro: come vola? Perché una delle premesse differenti del film rispetto al fumetto (in cui Jon aveva risolto i problemi energetici dell’America sintetizzando litio) è che Jon e Ozymandias ancora non hanno trovato una fonte d’energia alternativa. Perché, probabilmente, Snyder e la sua testolina non potevano accettare che l’America avesse in mano le chiavi del benessere mondiale e non ne lasciasse partecipare il mondo, come non poteva accettare l’idea che il benessere non bastasse ad evitare il susseguirsi delle ostilità tra le nazioni. Ma tornando a noi: se non esistono fonti di energia nuove e precedentemente impensabili, come vola, nel 1985, la navetta di Nite Owl?

[Rimuginato da:punch-drunk] • 21:14 • plink • commenti (18)
opinioni, questo triste mondo malato, too much leisure time, polemica, domande e retorica

martedì, 24 febbraio 2009
Din-don

Volevo solo ricordarvi che manca un niente ormai. E che sarà orribile.

[Rimuginato da:punch-drunk] • 09:38 • plink • commenti (6)
questo triste mondo malato, giuste cause, polemica

mercoledì, 18 febbraio 2009
Quasi un twitter (la vendetta)

Manuel Agnelli ha appena finito di cantare. Male, e mi spiace. Col coinquilino ipotizzavamo cosa stesse facendo dopo dietro le quinte: io che avesse rotto la chitarra e stesse insultando un tecnico del suono, lui che stesse picchiando un altro cantante, tipo un Marco Masini, per essere stato deriso per la perfomance.
Impossibile, ho detto io, Masini porta un'altra delle canzoni sull'Italia. Lui: una delle quattro canzoni sull'Italia in gara quest'anno, e che si chiamano tutte "L'Italia è una merda" o "Finché la barca va lasciala affondare".
Anche questo è un segnale di come siamo messi.


p.s. La Zanicchi ha appena cominciato a cantare. Il coinquilino dopo trenta secondi di canzone mi guarda e fa: "mi sa che è questa quella che hanno scritto gli Afterhours".

[Rimuginato da:punch-drunk] • 00:02 • plink • commenti (3)
opinioni, questo triste mondo malato, giuste cause

lunedì, 09 febbraio 2009
.


Gipi su Internazionale. E ci sarebbero da dire moltissime cose: ma le dicono già in tanti, molti meglio di me, quindi basta così.

[Rimuginato da:punch-drunk] • 23:31 • plink • commenti
questo triste mondo malato, giuste cause


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