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domenica, 11 maggio 2008
Iron Man (2008, di Jon Favreau)

Aaaaaaaaah...

Oh, salve, non vi avevo visti.
Sono Valido, forse vi ricorderete di me per Londonwatch, o le recensioni su Vitaminic, o WTF News, o la vecchia Valido TV, o Spoilerin', o... sicuramente dimentico qualcosa.

Come va? Accomodatevi, non fate complimenti.
Datemi la giacca che vado di là e ve la appoggio sul letto, fuori dai piedi.
Un caffè? Guardo se ne ho, io onestamente non me lo faccio quasi mai e ho smesso di comprarlo, ma magari Giorgio ne ha ancora un po'.
Guarda che macello che ha lasciato... hehehe, 'sti giovani che non fanno mai i piatti, 'spetta che vi cerco una tazzina e ve la lavo al volo.
No non quella sedia lì, ha una gamba che balla, usate l'altra. Hahaha l'altro giorno è venuto un mio amico, non gliel'ho detto in tempo e si è cappottato per terra... le risate. Poi durante la giornata si è dimenticato, ci si è seduto di nuovo ed è cascato ancora! Hahahaha ci siamo ribaltati dal ridere. Sì comunque avete ragione, dovremmo metterla da parte, ma sapete com'è, a volte ci appoggiamo le cose, e poi non viene a trovarci tanta gente, finisce che ci dimentichiamo.
Allora? Che mi dite?

A proposito... Giorgio non c'è, sta scrivendo un post... che giorno è oggi? 11 maggio? Sta scrivendo quello di luglio. Che ci volete fare, lui è così, è della scuola Axl Rose.
Credo che sia andato nei giardini del Louvre col portatile, gliel'ho consigliato io perchè secondo me cucca.
Ma poi alla fine quello che mi piace del suo blog è proprio questo: è rilassato, se la prende comoda.
Un post ogni cambio di stagione.
E quando magicamente appare... eccolo lì, di una lunghezza abnorme, che ti fa capire che è stato scritto e buttato su di getto, completamente unedited, come se lui fosse il primo a cui scocciasse rileggersi. Oppure è davvero un chiaccherone, ma non lo so, non lo conosco ancora benissimo, ricordo solo che una volta andammo a un concerto insieme e passò metà viaggio a scusarsi della sua presenza e l'altra metà a urlare i cazzi suoi al telefono.
Ad ogni modo, la lunghezza ovviamente serve a rimediare all'attesa: io gli voglio bene, i suoi post li leggo comunque per intero, e di solito riesco a finire in tempo prima che pubblichi quello dopo.

Insomma, quando mi ha chiesto di impreziosire il suo blog con la mia firma... come rifiutarsi?
Voglio dire, un favore glielo faccio sempre volentieri, e poi mi piace il suo stile.
Con una vita impegnata come la mia non hai sempre voglia di stare davanti al computer a pigiare bottoni sulla tastiera, e quando lo fai magari ci passi anche del tempo, perchè lo fai per rilassarti, e allora se lo fai per rilassarti dev'essere un piacere, una cosa senza stress, mica che stai lì e ti rileggi, rileggi e correggi, e aggiungi e togli cose, e ti preoccupi della lunghezza o della sintassi - voglio dire, non ci paga mica nessuno - è il piacere di scrivere le cose in totale libertà, il gusto per una volta di prendere un argomento e sviscerarlo bene a modo, in modo totalmente esauriente, dire tutto ma proprio tutto quello che si vuole dire senza alcun freno, senza pensare di dover venire incontro alle qualsivoglia esigenze di un pubblico che legge, a un mercato - mercato? hehehe, quando ero giovane io lo si sognava un mercato per i blog, e almeno in Italia questo scenario è ancora lontano anni luce anche se sicuramente nel corso degli anni si è mosso qualcosa, cioè, qualcuno riesce davvero a pubblicare, anche se finora passano più che altro le barzellette di Totti (ma chi se lo immaginava nel 2000 che quelli con la maggiore speranza di pubblicare una versione cartacea del proprio blog erano quelli che ci scrivevano le barzellette di Totti??) no perchè per il resto mi pare che i bloggers vengono sì oggi osservati con interesse, ma più come "ehi, questo pirla scrive bene ed è disposto a farlo quotidianamente e gratis, 'spetta che succhiamo la sua voglia di vivere" che come "ehi, questo è un genio, facciamolo diventare ricco e famoso e ricordato dai posteri", eppure c'è qualcuno che si accontenta, qualcuno che dice "sì, ce l'ho fatta! sono bravo! mi vogliono! i soldi sono solo il secondo passo" ma è un secondo passo che non arriva, non in Italia almeno, è un secondo passo che se viene accennato la risposta è un sonoro gesto dell'ombrello e un generoso cambio di argomento.
Ma infondo parlo con una conoscenza assolutamente superficiale del problema, io ho un lavoro vero.
Da qualche parte credo di aver lasciato un trattino aperto senza chiuderlo, ma non ricordo più di cosa stavo parlando, per cui chiudo il trattino e buona lì: -.
Ah sì, dicevo dello stile di Giorgio: ci sono giornate, soprattutto per gente come me che ha un lavoro vero, in cui non hai proprio voglia di fare un cazzo, e allora ti fa piacere anche metterti lì e sprecare 4/6 ore a leggere un post molto lungo. Siamo onesti: se siete su questo blog capita spesso anche a voi, no? A me tipo 4/5 volte la settimana. Non troppo, che come elencavo qua all'inizio ho anche rubriche mie che devo tenere aggiornate.
E comunque - non l'ho ancora detto? - Giorgio scrive meravigliosamente bene, altrimenti quando mi capita quel tipo di giornata mi metterei a leggere, che so, i commenti sul blog di Beppe Grillo.

Sì insomma, ho controllato la mia agenda e mi sono detto ok, facciamolo, proviamo questa nuova esperienza, questo nuovo modus operandi (wow... latino), sarà divertente e liberatorio.
Sulle prime non sapevo neanche bene di cosa parlare, poi mi sono reso conto che di cinema non ne parlo quasi più, per cui ok, parliamo di cinema.

Sono andato a vedere Iron Man.

FIGATA.

Commentate.

(il primo che dice "PRIMO!" vince la stima incondizionata della redazione di BlueBlanket da qua a settembre)

[Rimuginato da:valido] • 21:10 • plinkcommenti (10)
opinioni, guest star

mercoledì, 30 aprile 2008
Filippo Facci's my homeboy

Dite quello che vi pare, ma per me uno capace di far pubblicare un pezzo così sul Giornale ha i controcoglioni.

 

[Accennavo di nuovo al linciaggio che i commentatori di Macchianera riservano ormai a priori a Facci nel post che ho scritto qui, per chi se lo fosse perso. E per chi non sapesse, il tenutario di quel blog molto cool è in vacanza e per questo (molto) temporaneamente ci scrivo anche io, insieme ad altre diecimila persone] [insieme facciamo meno accessi del Legittimo, significherà qualcosa].

[Rimuginato da:punch-drunk] • 09:15 • plinkcommenti (2)
egotismi, giuste cause

martedì, 29 aprile 2008
Ma forse sono strano io

Gara shock della professoressa per lo studente più "dotato"

Una vicenda al limite del credibile in una scuola: il confronto tra gli attributi fisici tra i ragazzini.



Ora, non è neanche una cosa recente, è che stavo ammirando il sottotitolo di Repubblica online: "una vicenda al limite del credibile". Cielo, dodicenni che si misurano il cazzo! Inaudito! Sconvolgente! Cosa succederà ora? Quattordicenni che saltano arbitrariamente la scuola? Tredicenni che si fanno le pippe? Quindicenni che scopano? Sedicenni che fumano sigarette di ddroga?

Ma in che mondo vive certa gente?

[Per inciso, io non so da voi cosa facessero i supplenti: da me venivano e si mettevano di solito a leggere il giornale. Dire che fossero disinteressati è un eufemismo, per la maggior parte dei docenti, specie alle medie, una supplenza è un supplizio da alleviare facendo qualcosa di utile intervallato con ritmici colpi sulla cattedra a quietare le creaturine. Altro che paragoni sulle dimensioni, avremmo potuto dar fuoco alla scuola e non se ne sarebbe accorto nessuno. Non è che io voglia fare l'iper-garantista, ma dico, a nessuno sembra più plausibile che la supplente semplicemente stesse pensando ai fatti suoi?]

[Dal prossimo post provo a smetterla, di fare l'aspirante tuttologo. Davvero.]

[Rimuginato da:punch-drunk] • 16:20 • plinkcommenti (2)
opinioni, questo triste mondo malato, polemica

lunedì, 21 aprile 2008
Anche i ricchi hanno diritto alla privacy

ovvero: "Sarà pure Max Mosley ma c'ha ragione".
 

"Ho una vita sessuale eccentrica: fatti miei".

Prostitute, festini, roleplaying: ma in effetti a noi che ce ne fregherà mai? Se è vero che non ha mai discriminato nessuno per nessun motivo (su repubblica, credo, uno degli editoriali lo dipingeva come un nazista represso. Io non ho modo di saperlo, chiaramente, né mi sono informato più di tanto sulla vicenda) ha tutto il diritto di vestirsi, fare  e dire quello che gli pare mentre tromba.

Sarò chiaro, se qualcuno mantenesse dei dubbi circa la mia posizione: se io conosco uno a cui piace vestirsi da batman, farsi legare al letto e farsi mettere nel culo uno sturalavandini la cosa potrà anche farmi ridere (sì, mi farebbe ridere, direi neanche poco) se lo venissi a sapere, ma ritengo comunque che (1) abbia tutto il diritto di farlo e (2) la cosa non infici minimamente la mia considerazione nei suoi confronti.

Ricordo un test sul relativismo fatto su internet tanto tempo fa che diceva più o meno: un vostro amico compra un tacchino morto, lo lava, ha con esso un rapporto sessuale, lo ri-lava e lo mangia, da solo. La domanda era se considerassimo il gesto sbagliato, moralmente riprovevole, se insomma la cosa incontrasse la nostra disapprovazione. La mia risposta è NO: che me ne fregherà mai se uno per conto suo scopa con i tacchini morti? Questo gli impedisce forse di essere un ottimo, chessò, ingegnere, violoncellista, idraulico, e in generale una bella persona? No, davvero, potete basare la vostra considerazione di una persona su una preferenza sessuale*? Perché per me è questo il punto. Si accettano polemiche e considerazioni più intelligenti.

 

 

* Fin quando suddetta preferenza ha a che fare con adulti consenzienti, in grado di intendere e di volere, cui non venga usata violenza, insomma un po’ i principi base del vivere civile, direi.

[Rimuginato da:punch-drunk] • 14:43 • plinkcommenti (16)
questo triste mondo malato, polemica

lunedì, 14 aprile 2008
C'è modo e modo

Chi mi conosce, e magari mi avrà visto paonazzo gridare sul perché l’ultimo film di Tarantino a mio parere faccia cagare, resterà forse sorpreso di sapere che la penso così, eppure per me si tratta di uno dei primi e più elementari principi di convivenza.

 

Vorrei partire quindi rettificandomi: qualche post fa parlavo del caso blogbabel come della risposta incomprensibilmente infantile ad una domanda cortese, il “per favore potete cancellarmi” domandato da paulthewineguy nel thread di discussione poi diventato un monstrum. Quello di cui non ero a conoscenza, e devo ringraziare kay che me ne ha parlato in una breve chiacchierata e souffle, gentilissimo, che mi ha scovato un articolo di Mantellini sul Sole 24 ore, era la premessa, ovvero il rapidissimo gridare al complotto da parte del suddetto paul in un post tutto sommato piuttosto pacato (ma ora tremo al solo pensare a cosa ci potesse essere dietro in realtà, visto il precedente) di orientalia, che in qualche modo a me ignoto è implicata nella gestione di blogbabel. Tirando le fila – lo fa, a mio parere in maniera condivisibile, lui – la vicenda passa dall’essere grottesca all’essere inquietante: celebrità nel pieno del loro wharoliano quarto d’ora che si gridano e piangono addosso a vicenda per un briciolo di visibilità in più, urla isteriche e scenate da casalinghe disperate.

 

Ho detto di kay e di souffle; ma in realtà fra la prima ed il secondo mi sarei dimenticato dell’argomento se non ne avessi letto sbirciando per caso brullonulla. Ora, io brullo lo leggo – lo lurko, se vogliamo fare i giovani – da più di tre anni, e lo prendo per quello che è: un dottore in biochimiqualcosa con un’ottima cultura generale e specifica, piuttosto pignolo – infatti credo sull’”ottima cultura” obietterebbe elencandomi persone più colte di lui – e del resto, non ha mai vinto un nobel, quindi… - che ama dissertare su internet partendo da un ego non insignificante, con posizioni tra l’onnisciente ed il relativista raziocinante estremo – e non lo dico come un complimento, un relativista estremo è molto meno esaltato di un estremista religioso ma non per questo più umano – compassionevole? Altruista? Buono? -, anzi. È solo più ragionevole. Ma ecco, un bancomat è estremamente ragionevole, ed io non vorrei dovermi trovare a discutere di questioni morali con un bancomat.

 

Per parlare fuori dai denti, io non so chi sia brullonulla, ma mi dà l’impressione della brava persona, non necessariamente troppo, colta e col gusto della polemica anche gratuita, che ama dire le cose spingendole ogni volta fino al paradosso e si diverte a stupire e rompere un po’ i coglioni qua e là. Mio zio. E siccome io so che mio zio è una brava persona, lo penso pure di brullonulla: non mi ha mai dato l’impressione di essere né un violento né un istigatore, nonostante tra i commentatori storici del suo blog qualcuno meno brillante e un po’ più vicino a un incrocio tra Stiffler di American Pie ed il mio compagno di liceo da cui mi facevo picchiare* credo ci sia.

 

Insomma, leggevo l’ultimo post di brullonulla, poi il penultimo, che parlava appunto della vicenda blogbabel. Poi arrivo ad un post sugli Offlaga. Cosa dice, non aveste voglia di leggerlo? Sostanzialmente, parte con la sua solita spocchia – e la spocchia, anche se può essere sgradevole, non è un reato – sull’album: noioso, già sentito, non fa ridere, meglio il primo, sembrano un brutto incrocio tra una copia dei Massimo Volume ed una dei GDM**. Da lì arriva ad una estremizzazione etologica di un ragionamento che suona più o meno così: “Perché un terrorista non può essere sensibile? Anche un assassino può essere un’ottima persona nella sua vita privata”.

 

L’obiezione è facile e lampante, ed è sostanzialmente linguistica: brullonulla si arrocca su una definizione di “sensibile”, di “umano”, che non corrisponde del tutto a quella del senso comune, all’accezione che secondo me è implicita in tutti, e cioè compassionevole: una persona sensibile dovrebbe provare pietas nel senso più ampio del termine, se provi compassione non uccidi, ergo un assassino (ed un terrorista è un assassino per come la vedo io, a prescindere dalla parte politica e nel caso specifico a prescindere da Bologna, per cui il discorso sarebbe molto più complesso e molto probabilmente al di là delle mie conoscenze***) non è esattamente una persona sensibile. Il sillogismo è alla base della canzone degli Offlaga e personalmente lo trovo perfettamente condivisibile (e infatti a me la canzone piace davvero molto), brullonulla no. Nulla che non possa evolversi in una discussione sull’argomento; io credo fermamente nelle discussioni, accorate, accalorate, colorite da prese per il culo anche marcate, ma civili. Motivate, ecco, io credo che le discussioni e le critiche debbano avere un intento generalmente maieutico, e che possano essere censorie solo in caso di opinioni evidentemente contro il buongusto, la dignità, cose per cui chiunque si possa sentire offeso.

 

Accade invece che il nostro linki il suo post in un post degli Offlaga – l’intento mi pare abbastanza ovvio, scatenare un po’ di mani’omio – e che le risposte siano abbastanza compatte, andando da offese personali variegate e declinate con maggiore o minore fantasia a minacce da quattordicenni (ricordate, “so dove abiti, vengo sotto casa con degli amici e ti spacco la faccia”? Non ve l’hanno mai detto? Ah. A me sì.).

 

È questo il meglio che sanno fare i fan degli Offlaga? È questo il massimo che riescono ad elaborare, quando qualcuno mette insieme una posizione differente dalla loro e troppo complessa per liquidarla con due parole? (a prendersi il tempo di sviscerarla un attimo, chiaramente. Ma se trovi il tempo per insultare lo trovi anche per leggere tutto un post…). E soprattutto, cos’è questa venerazione cieca, quest’esaltazione un po’ morbosa, questa mitizzazione che si confarebbe piuttosto ad un tizianoferro? Perché la triste sensazione che pervade quei commenti è che la differenza tra i fan dei primi e quelli del secondo sia tutta una questione di paraphernalia, di feticismi. Mi prende la stessa tristezza che mi è presa ad ogni concerto in cui la gente aspettava per gridare “cioccolato per un pompino” e poi ridere sguaiatamente.

 

Avevo deciso di non parlarne, ma non sono più riuscito a trattenermi dopo l’ennesimo ripetersi di un fenomeno analogo. Sono già due post di seguito, su Macchianera, in cui Filippo Facci prende di mira due idoli della sinistra movimentista e giustizialista (non sto dicendo forcaiola ma una piccolissima parte del mio cervello lo sta pensando): Travaglio e Grillo. Facci sta facendo disinformazione al soldo del losco manovratore dietro il suo giornale? Possibile, come no. Il punto è che Facci non sta negando che Mangano sia un mafioso (ci sa girando intorno) come brullonulla non nega che Fioravanti sia un terrorista (lo considera ininfluente ai fini del suo ragionamento). Il punto è che lo fa presentando una serie di fatti più o meno documentati. Ragione suggerirebbe di agire quindi proprio come Travaglio: controllare se questi fatti corrispondano al vero (no, in buona parte), farglielo notare, controbattere dunque le sue affermazioni. Il che non porta mica a Candy-Candy, si può fare in un’ampia gamma di sfumature che vanno dall’articolato risentimento alla sentita (ma motivata) presa per il culo. Invece infame, agghiacciante, faccia di culo, cazzaro, vergognoso, è normale che i commenti, oltre a delle risposte civili****, prendano a larga maggioranza questa piega, fin dal primo.

 

Ecco, questo credo sia il peggiore retaggio del grillismo a livello globale, in Italia: l’idea che alzando la voce e ripetendo forte i propri vaffanculo si possano formare delle idee, dei concetti. Ma il problema è che un vaffanculo non è un concetto, è solo un insulto, inutile peraltro, quando ci sarebbero dei fatti sufficienti ad argomentare la stessa reazione. E lo ripeto, pensare che tante, troppe persone di sinistra, in senso direi quasi morale, tengano un atteggiamento così mi fa tristezza.

 

Come corollario, questo sono io:

 

 

 


Sono venuto bene, eh? Il mio profilo migliore.

 

 

 

 

* Non mi picchiava spontaneamente, non lui. Funzionava così: io e questa persona, che chiamerò A. (perché si chiama Antonio… mmh, ma forse non volevo dirlo. E vabbè) avevamo fatto le medie insieme, e per motivi diversi alle medie eravamo entrambi piuttosto apolitici. Succede poi che nel primo anno e mezzo di liceo, in classi separate e per motivi separati, sviluppiamo convinzioni politiche peraltro piuttosto antitetiche: io a mangiar bambini, lui a mutuare dal padre certe vecchie massime e ad ascoltare cassette con discorsi di un tale Loreto da un piazzale, mah. Insomma, ogni volta che ci incontravamo – nei corridoi, in bagno – io ero solito chiedergli cose come: “Allora, come va, compagno?” – e marcavo il compagno. Lui grugniva un “Perché ti devo fare male?” e mi assestava un pugno in un punto a caso. Io ridevo, ridevo ogni volta.

Ho smesso in non troppo tempo – sei mesi dopo qualcuno mi disse che A. aveva cominciato a girare abitualmente con un coltello a serramanico negli anfibi, e fosse vero o no di sicuro la sua sensibilità politica si era evoluta un altro po’ nella stessa direzione, ed il suo senso dell’umorismo era andato un po’ scemando. Capita, anche questo.

** Io, per inciso, penso tutto il contrario: secondo me quest’album è migliore del primo, meno artificioso, più nostalgico e meno schierato, e per questo più coerente, magari meno ironico ma anche meno macchiettistico, tranne alcune canzoni che trovo insopportabilmente retoriche (Ventrale) o sconclusionatamente metaforiche (Fermo!). Cioccolato IACP l’avevo sentita dal vivo credo la prima volta che veniva eseguita, in una versione quasi identica a quella dell’album, Sensibile fa venire i brividi, Lungimiranza, Dove ho messo la Golf? e Superchiome sono irresistibili e la prima volta che ho sentito Venti minuti ho pianto (eh, oh).  Comunque una vita fa ne parlava molto esaustivamente (e con pareri quasi totalmente  differenti dai miei) lui (chiaramente).

*** A tale proposito attenderei con ansia questa piccola rivoluzione, anche se per il caso specifico tocca aspettare altri due anni.

**** E ci mancherebbe pure! Mi viene in mente la Chiesa quando dice, “ma la maggior parte dei preti non sono pedofili”, “ma noi aiutiamo un sacco di gente in difficoltà”, “ma il processo a Galileo è stato molto soft” (questa l’ha detta Zic*ic*i, oltre al pastore tedesco)… ma vorrei ben vedere! È per questo che si tratta della Chiesa e non della Spectre, immagino.

[Rimuginato da:punch-drunk] • 05:58 • plinkcommenti (5)
questo triste mondo malato, giuste cause, polemica

giovedì, 10 aprile 2008
Polemica! meets Concorrenza sleale, ovvero:

Anche tu critico revisionista à la gerrigarsia


C’è una scena, in questo capolavoro pastoso ed implacabilmente cinematografico, di quella cinefilia che milioni di grassi e maleodoranti parassiti delle sale cinematografiche non saranno mai capaci di provare, c’è una scena chiave. È la scena dell’agguato di Smith nel deposito d’armi, l’ennesima, insensata, mal costruita ed involontariamente ridicola sequenza d’azione (di questo film, di quest’anno di film, della storia del cinema) a sentire i suddetti culipiatti, una sequenza invece agnitiva, filosoficamente disvelatrice alla maniera schopenaueriana.

 

Quando Smith tira i fili collegati alle armi per massacrare decine e decine di tirapiedi di Giamatti non è solo alto citazionismo (vengono in mente McGyver e l’A-Team trasfigurati e resi naif dalla memoria di noi-bambini, oltre ovviamente a Commando, nume tutelare di tutto il film), è catarsi, è rivelazione, è un fulmine sulla via di Damasco: solo allora capiamo che siamo noi, quei tirapiedi, solo allora la critica sociale post-marxista di un Michael Davis guidato per mano da Calliope e Melpomene (ma anche da Tersicore, in ogni meraviglioso fotogramma d’azione che si instilla nel cristallino) appare evidente nella sua complessità. Smith, la forza annientante e anch’essa anonima, Smith che è americano e non è Nessuno, è Ulisse ed è i Savi di Sion, le Parche, le Moire, la Tuke ed i rettiliani, non è mai stato così simile eppure così lontano da noi, dalle nostre imprecisioni, dalla nostra mira imperfetta, dai nostri piani fallibili, dalle nostre rincorse vane, dai nostri volti anonimi e tutti uguali di fronte alla morte, mai così bramoso di vendetta, braccio della rivincita della natura (le molte carote del film) su quell’essere umano che l’ha deturpata e pervertita senza pietà.

 

C’è molta vita, in questo Shoot ‘em up, dal titolo che rifugge le intabarrate frocetterie da reazionario esteta della lingua (per spolparla e ridurla alla sostanza, de-metaforizzata, di ogni film d’azione, e quindi al suo unico valore) alle sue manifestazioni più materiali, più vere, palpabili: il sangue ed il latte, la nascita e la morte, eros e thanatos, Baggio e Del Piero, il film si sviluppa per dicotomie avvolgendosi a spirale in una tensione crescente, ossessiva, lynchana come Lynch non è più riuscito a fare da dopo Twin Peaks: chi sono i “cattivi”? Come arrivano ogni volta a Smith? Davis risponde non rispondendo, vittima anche lui – nel senso più propriamente postmoderno – del crollo di ogni certezza, del pensiero debole, dell’ansia nell’inconscio collettivo post-11/9. E c’è molta vita nella morte che occupa questo film, che diventa un atto prima meccanico e poi maieutico, fordiano epperò redivivo.

 

La Bellucci parla più in italiano che in inglese, un lampante richiamo non solo all’incomunicabilità (ecco ancora l’uomo solo e sperduto della postmodernità), ma anche ad una tradizione del plurilinguismo nei fatti di sangue che parte da Dante (il suo Inferno, carino) per passare attraverso il Finnegan’s Wake di Joyce (encomiabile) e l’ultimo Cronemberg (deboluccio, smorto, insignificante – perché la gente guarda questo e non 300?). E la prova d’autore del trio di stelle – Owen, Giamatti, la Bellucci – in un’interpretazione anti-stanislawskiana, irreale/surreale, decadente ed inquietantemente antirealista – e quindi estremamente realista – mette i brividi (si veda il wit dadaista e sconclusionato del villain Giamatti, qui forse nella migliore interpretazione della sua carriera - in odor di Oscar?).

 

Non fatevi ingannare dal coro di cornacchie: Shoot ‘em up è il vero capolavoro di questo 2008.

 

 

[se non si fosse capito cosa ne penso veramente, esprimerò il mio parere con i biechi numeri:


]

[Rimuginato da:punch-drunk] • 02:36 • plinkcommenti (10)
opinioni, questo triste mondo malato, polemica, homemade fiction

mercoledì, 26 marzo 2008
Concorrenza sleale - parte terza

Riassunto delle puntate precedenti: in questo paese non è più possibile fare ridere perché la realtà supera di molto l’assurdo.

 

In una discussione con quella gente che a volte mi lascia parlare dei loro argomenti, come si chiamano, i cinebloggers, tempo fa si ironizzava su futuri titoli cinematografici sulla falsariga della già comprovata formula “3 x sopra a y”.

Però nessuno può negare che un titolo come 3ciento: chi l’ha duro la vince superi effettivamente ogni perversa immaginazione.

Un titolo ributtante per un film ributtante, certo (e lo scrivente considera l’opera omnia di Mel Brooks una serie di capolavori inarrivabili, per non parlare di tutti gli anni ottanta e novanta del trio Zucker-Abrahams-Zucker; e a suo tempo – avevo undici anni - ho persino riso, e più volte, per Il silenzio dei prosciutti di Ezio Greggio, ma qui non pretendo di difendere le mie posizioni). A cominciare dalla perfida battuta che mette l’ennesimo cartellone esplicativo all’unico vago tentativo di ironizzare del film, cioè “questi virili spartani in realtà me parono ‘na banda de frosci, a signo’”. Ma al di là dello scempio intellettuale, vorrei segnalare a livello linguistico

 

- la turpe abitudine, sempre più comune, di storpiare proverbi e detti popolari, che definiremo Simonaventurismo, per cui adesso l’italiano medio dice “ciurlare nel manico” o “bullarsi” o appunto “chi l’ha duro la vince”, ma avrebbe problemi inimmaginabili a ricordarsi dov’è che va la gatta per lasciarci lo zampino (anche se temo che il proverbio possa suonare familiare alle nuove generazioni quasi quanto “contro il logorio della vita moderna”)

- ovviamente, il tre scritto a numero con la seconda metà scritta con le lettere, ma più che altro

- CIENTO. Su cui non dirò nulla, perché non ho parole. Accenno solo che non mi sembra funzionale a nulla (non suona meglio, non ammicca a niente, non mi pare invalso nel linguaggio ggiovane), per cui propendo per l’analfabetismo.  E santoddìo, per una questione di durata sillabica, che magari alcuni conoscono e altri no ma che dovrebbe essere INNATA nella pratica di una lingua, due vocali e due consonanti in una sola sillaba non ci stanno. Non c'è spazio, proprio. Eh.

 

Mi alterno tra lo sconforto e la voglia di picchiare qualcuno (buon per Kekkoz, dopo la visione del mio film di stasera quello che avrei picchiato era lui). Esagero?


 

 

 

P.S., OT e quant'altro mi spacci per giovane (tipo: dire spinellare. O matusa.): passasse di qua qualche fan di Blogbabel mi spiegherebbe che problemi hanno? Cioè, uno chiede gentilmente di essere rimosso e gli viene risposto con sufficienza e toni quasi derisori, poi dice che non arriverebbe mai a vie legali, ma che sarebbe il caso di darsi una mossa per trovare una soluzione, e Blogbabel chiude lasciando cinque righe che definire infantili è essere clementi, che sostengono (e non è così) che erano state minacciate vie legali e che per questo (e giù i nomi degli untori) loro sono costretti a chiudere? Così funziona? E secondo voi blogbabel è mai stato un "motore di ricerca"? Secondo me NO, e la vicenda non è gradevole.

[Rimuginato da:punch-drunk] • 05:24 • plinkcommenti (8)
questo triste mondo malato, giuste cause

giovedì, 20 marzo 2008
Le grandi esclusive di Blueblanket - parte seconda

Come molti di voi, in tempi abbastanza recenti i miei ascolti italiani sono stati focalizzati dal nuovo lavoro degli Offlaga e da quello dei Baustelle: aspettando di dire la mia sul serio sui suddetti album ed in generale sulla produzione italiana recente (vorrei farlo da un po' e credo lo metterò per iscritto per bene prossimamente), attendendo di sentire il nuovo lavoro di Benvegnù, leggevo l'altroieri sulla pagina culturale di Playboy un articolo che accusava, in sostanza, i due gruppi di riciclare all’infinito lo stesso immaginario e insomma, in sintesi, di banalità. Ah!
Per dimostrare l'infondatezza dell'accusa mi è stato sufficiente ripescare, nel mio corposo carteggio con Collini e Bianconi - non tutti e tre insieme, con uno ci scriviamo da quando ci siamo conosciuti, una sera in birreria a Kreuzberg seduti al tavolo dietro ad un tipo, emiliano pure lui, ex bidello, che salmodiava dei wurstel, l’altro l’ho incontrato in un parco a Milano che si documentava, mi ha spiegato, perché dopo “le altre due” voleva scrivere una canzone corale sulla gente in un parco vista dalla soggettiva del muschio che cresce sui muretti - dicevo, mi è stato sufficiente ripescare un paio di inediti che erano in mio possesso.

Ma bando agli aneddoti inutili, vi ricopio gli inediti con la mia risaputa, totale fedeltà agli originali, certo che discolpino da soli entrambi i gruppi dall'infamante accusa; se qualcuno mai nutrisse dubbi sull’autenticità, beh, davvero, non saprei cosa dirgli.

 

 

IPERCOOP (un inedito degli Offlaga Disco Pax)

 

 

L’architettura delle coop emiliane

è ispirata direttamente ai quartieri socialisti della Berlino est:

funzionale, ampia, inossidabile

 

L’altro ieri ero all'Ipercoop di via Lame

camminavo assorto come un Trotskij esiliato tra lattughe in busta ripetitive come il fordismo

e insalate miste che sembravano serigrafate da Wharol.

Un’armata di radicchio – rosso! –

salutava fiera il mio ottobre,

il reparto ferramenta mi guardava di sbieco.

 

Mia madre non l’avrebbe mai detto

che un giorno si sarebbe potuto comprare un ventilatore al supermercato

lei che ogni volta che doveva ricomprare le pattine

era costretta ad andare fino a Reggio Emilia

 

Oggi le ipercoop sono l’orgoglio dell’imprenditoria rossa emiliana

un nome da Odissea nello spazio per una categoria sociale ossimorica

io non ci vado di solito

troppo fighette!

 

Ma questa volta i compagni del circolo Arci “Leonid Breznev”

dovevano organizzarsi per una visita di Bersani

il ministro, non il cantautore

e mi avevano mandato a comprare per lui, in omaggio ai vecchi tempi in cui frequentava il circolo,

dei… Calippo!

 

Scanso le ragazze della promozione del caffè

di solito studentesse fuorisede che con due - tre giornate al mese ci si pagano l’affitto,

e arrivo al reparto surgelati con tempismo teutonico.

 

Ma mentre mi avvicino ai Calippo

una madre vestita solo come nelle pubblicità Mediaset (bippato)

prende con una sola mossa tutti e trenta i Calippo e li carica sul suo carrello.

 

Incredulo, dopo dieci secondi di training autogeno per convincermi che sia una cosa normale,

mi accosto al commesso che etichetta innocente scatole nei dintorni e gli faccio:

“non è che ci sarebbero altri Calippo?”

 

Quello mi guarda con l’aria del farmacista a cui hanno appena chiesto del metadone,

e sibila svogliato: “no, mi spiace, se non sono là sono finiti.”

Non mi resta che una possibilità: "signora", mi avvicino cordiale, "mi scusi,

è che ero venuto qua anche io per comprare dei Calippo.