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Gigs to gigs

Spillette

mercoledì, 07 gennaio 2009
Per molto tempo, mi sono coricato prest... tardi (reloaded)

Non scrivi mai, mi dice ogni tanto qualcuno*. Non è proprio vero, in realtà. Vero è senza dubbio che non scrivo quasi mai qua. Eppure ancora per me ha un senso tenere aperto questo blog, mi sento ancora un blogger (non che la cosa significhi nulla di particolare), ne leggo tanti e troppo spesso altre persone hanno già scritto (normalmente meglio) cose di cui potrei scrivere io: così lascio perdere, anche se magari vorrei. Però sto scrivendo per vitaminic (fin quando mi lasceranno straparlare), dovrei scrivere qua saltuariamente (e il proprietario ha smesso di chiedermi di farlo: ignoro se perché non ha senso insistere invano o perché preferisca così. Sacrosanta ragione in entrambi i casi) ed ho scribacchiato altri pareri su concerti e dischi qui.

Però ultimamente ho letto un paio di cose che vorrei segnalare, prima che trascorra troppo tempo e mi passi la voglia di farlo.
La prima è una bella riflessione del tdd sulle vie forzate attraverso cui passa l'elaborazione del giudizio musicale oggi.
La seconda, scoperta sempre grazie al tdd** (sì, vabbè, viafarini, quello che è), riguarda una polemica tra questi figuri e questi altri. Funziona così: Pitchfork stronca il cd dei The Airborne Toxic Event con un impietosissimo 1.6, la band reagisce con una lettera aperta. A vederla in questo modo sembra la solita stroncatura immotivata ed un po' fighetta di Pitchfork, condita dal giusto risentimento di chi si sbatte (scusate il linguaggio giovane) per realizzare qualcosa. Questa almeno è l'impressione che avevo ricavato leggendo prima la lettera aperta. Poi però ho letto la recensione (a tale proposito, so di essere estremamente 1.0, forse anche prima, ma a me le recensioni di Pitchfork piacciono e le leggo tutte, e no non mi sembrano verbose né mi pare siano delle arringhe), e anche senza aver ascoltato l'album i versi citati parlano da sé, e sono inascoltabili. Allora ho riletto la lettera aperta: una buona parte la occupano retoriche pignolerie minuziose atte a dimostrare come il recensore non sappia scrivere, o a rigor di logica debba aver gradito l'album; l'altra dei piagnistei su come Pitchfork nella recensione ce l'avesse maggiormente con la scena di Los Angeles piuttosto che col gruppo in particolare.

Il punto è che l'accusa, non raramente fondata, nel caso specifico è piuttosto immotivata: il recensore chiarisce dall'inizio come l'album possa avere delle sue qualità se non fosse, aggiunge, che ogni canzone è la copia carbone di questo o quel gruppo indie che vada per la maggiore. Altro quindi che giudizio sull'estetica del gruppo, come sostengono i TATE; Pitchfork, magari in malafede, va a toccare proprio un punto dolentissimo dell'indie, cioè l'attenzione esasperata all'estetica di certi gruppi uguali in tutto e per tutto (e meno dotati di talento) ad altri precedenti. Qualcuno ha detto Editor? Eh, appunto.

Però poi c'ho riflettuto ancora e mi sono detto, mah, magari l'album a sentirlo non è così male. Così ho utilizzato le nuove e rutilanti tecnologie del mondo 2.0:

 

 

Oh, incredibile, eh. Ma 1.6 è troppo.

*Ebbene sì, capita davvero. Tra l'altro in fase di scrittura di questo post ho realizzato uno dei motivi: splinder me l'ha cancellato e ho dovuto ricominciare da capo. E io odio ricominciare da capo una cosa che ho già finito

**Che prendeva le mosse in realtà da una twitterata di colas, peraltro apparentemente di parere opposto al suo (tdd: pro-Pitchfork. Colas: contro).

[Rimuginato da:punch-drunk] • 03:34 • plinkcommenti
opinioni, egotismi, too much leisure time, giuste cause, polemica


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